
Nel corso della Grande Guerra la libertà di stampa venne abolita, alla pari di altri diritti fondamentali, nel nome delle superiori necessità legate al conflitto.
La documentazione prodotta da alcuni Uffici piemontesi di Revisione Stampa, istituiti presso le Prefetture per coordinare ed esercitare le attività legate alla censura, è oggi conservata nel fondo “Stampa censurata” dell’Archivio di Stato di Torino

La pagina iniziale del R.D. 23 maggio 1915
Anche l’Archivio di Stato di Torino aderisce alla campagna #iorestoacasa!. In questi giorni difficili in cui è necessario un atto di responsabilità collettiva l’Archivio di Stato di Torino presenterà sul sito web e sulle sue pagine social alcuni documenti esemplificativi del suo ricchissimo patrimonio documentario di oltre 83 chilometri lineari.
La Sezione Corte dell’Archivio di Stato di Torino conserva il fondo “Stampa censurata” che contiene documentazione prodotta dagli Uffici Revisione Stampa nella loro attività di censura delle notizie fornite dagli organi di stampa negli anni 1915-1919, quelli della Prima Guerra Mondiale e dell’immediato dopoguerra.
Appena il giorno prima dell’entrata in guerra dell’Italia, il 23 maggio 1915, era stato emanato il Regio Decreto 675, recante “disposizioni per la stampa“. In esso, fatto salvo quanto già disposto in una legge di due mesi prima, 21 marzo 1915, a sua volta restrittiva della libertà di stampa, si vietava la pubblicazione di notizie relative: al numero di feriti, morti e prigionieri; alle nomine e mutamenti negli alti comandi dell’esercito; ai piani per le operazioni di terra e di mare. Facevano eccezione le notizie fornite direttamente dal Governo o dall’Esercito.
Tale norma, cui fecero seguito altre disposizioni sullo stesso tema lungo tutto il corso del conflitto, costituirono la base giuridica per l’abolizione del fondamentale diritto alla libertà di stampa.
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CREDITS
La scheda qui presentata è stata elaborata da Edoardo Garis

La legge affidava ai Prefetti il compito di attuare le disposizioni in materia di censura della stampa. Per questo motivo vennero creati degli appositi Uffici Revisione Stampa, a cui era obbligatorio inviare le bozze dei quotidiani e dei periodici prima della loro pubblicazione.



