Dopo una lunga interruzione, torna a essere pubblicata la Rassegna degli Archivi di Stato, rivista ufficiale dell’Amministrazione archivistica italiana che da oltre settant’anni accompagna lo sviluppo della disciplina archivistica nel nostro Paese. Rinnovata nella veste grafica e nei contenuti, la nuova serie è il risultato di un articolato percorso di rilancio avviato dalla Direzione generale Archivi all’inizio del 2024, che ha previsto tra l’altro la ricostituzione di un Comitato scientifico di alto profilo e l’apertura alla collaborazione di archivisti, studiosi e docenti interni ed esterni all’Amministrazione.
Il nuovo numero – consultabile online sul sito della Direzione generale Archivi e su quello dell’editore Viella – comprende una sezione di Note e commenti dedicata ai temi della professione e la storica rubrica Versamenti, trasferimenti, depositi, doni e acquisti, con la documentazione delle acquisizioni effettuate dagli Archivi di Stato tra il 2018 e il 2024. È stata inoltre completata la digitalizzazione integrale delle Notizie e della Rassegna, oggi liberamente accessibili online. La ripresa delle pubblicazioni si inserisce in una più ampia strategia orientata all’innovazione, alla cooperazione istituzionale e al rafforzamento del dialogo con il mondo della ricerca e delle università. È stata inoltre annunciata la call for papers per il numero 2026, dedicata in particolare ai temi della digitalizzazione e dell’applicazione dell’intelligenza artificiale negli archivi.

Nel numero 2025 segnaliamo il contributo dell’Archivio di Stato di Torino, a firma di Stefano A. Benedetto, Francesca Bosco, Isabel Costa e Davide Fissore, dal titolo: “Trattamento della contaminazione microbica in ambienti confinati mediante impiego di oli essenziali: il caso dell’Archivio di Stato di Torino”.
L’articolo presenta un caso di studio condotto in collaborazione con il Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia del Politecnico di Torino, volto a sperimentare l’impiego di oli essenziali nel trattamento di materiali archivistici compromessi dalla presenza di microrganismi biodeteriogeni.
In particolare, è stata testata l’efficacia antimicrobica dell’olio essenziale di timo rosso (Thymus vulgaris) nei confronti di funghi filamentosi comunemente riscontrabili negli archivi, quali Alternaria alternata, Aspergillus niger e Penicillium frequentans.
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