Avere insultato e minacciato più volte di morte, con spada nuda alla mano e con colpo di bastone, Giovanni Domenico Gioalotto, con il pretesto che avesse trovato denari in un fondo per obbligarlo a dargliene parte, e costringendolo ad abbandonare la casa e ad andare ad abitare con Giorgio Ruffino; avere ucciso Giorgio Ruffino con un ferro detto la piomba per avere dato ricovero in casa a Giovanni Domenico Galeotto
Luogo e data reato
[luogo non indicato] 1737, febbraio-marzo
Pena
Confisca dei beni, impiccagione pubblica, indennizzo degli eredi dell'ucciso, indennizzo del ferito, pagamento delle spese e a tutte le pene previste dalle Regie Costituzioni contro i banditi di secondo catalogo